Il cordone ombelicale: da prodotto di scarto a risorsa terapeutica
Fino ad una ventina di anni fa il cordone ombelicale veniva considerato un prodotto di scarto da eliminare. Fu solo a partire dal 1988, anno del primo trapianto di staminali cordonali in un bambino di 6 anni affetto da Anemia di Fanconi, che si iniziò a comprendere l’enorme potenziale terapeutico contenuto in quel “prodotto di scarto”. Vent’anni dopo quel bambino, ormai adulto, è guarito e tuttora in ottime condizioni di salute:
dopo di lui, migliaia di altri bambini (e non solo) affetti da patologie potenzialmente letali sono guariti grazie al trapianto delle staminali del cordone ombelicale.
Principali caratteristiche
Il sangue del cordone ombelicale è un’importantissima fonte di cellule staminali adulte. Esso viene prelevato, senza alcun rischio o pericolo né per il nascituro né per la madre, dal cordone ombelicale e dalla placenta del neonato nella fase immediatamente successiva alla nascita. Così come nel midollo osseo dell’adulto, anche nel sangue del cordone ombelicale sono prevalentemente presenti cellule staminali emopoietiche, ossia quelle staminali in grado di dare origine a tutti gli elementi figurati del sangue (globuli rossi, granulociti, linfociti, piastrine). Tuttavia rispetto alle prime, le staminali emopoietiche del sangue del cordone ombelicale sono meno differenziate e sono quindi dotate di un maggiore potenziale proliferativo e rigenerativo. Tali cellule sembrano maggiormente suscettibili al fenomeno della trans-differenziazione, ossia della loro trasformazione non solo in elementi del sangue, ma anche in cellule muscolari, cardiache, pancreatiche, osee, cartilaginee, epatiche e persino nervose.
All’interno del sangue cordonale esistono poi, in piccola concentrazione, alcune sottopopolazioni di cellule staminali ancora più “primordiali” (come le Unrestricted Somatic Stem Cells: USSCs o le Embryonic-like Stem Cells) che condividono molte delle caratteristiche delle staminali embrionali propriamente dette e sono quindi in grado di dar luogo a quasi tutti i tessuti dell’organismo: la loro presenza non rappresenta tuttavia un problema etico o religioso, in quanto non sono ottenute attraverso la distruzione di un embrione.
Potenzialità terapeutiche: presente e futuro
Al giorno d’oggi le staminali del cordone ombelicale vengono utilizzate ormai routinariamente per la cura di numerosissime patologie ematologiche (quali ad esempio leucemie, linfomi, mieloma, anemie, mielodisplasie, disordini del sistema immunitari),
di molte malattie metaboliche congenite e di alcuni tumori solidi, quali il neuroblastoma ed il sarcoma di Ewing.
Accanto a queste patologie “classiche”, la terapia con le cellule staminali si sta progressivamente estendendo ad altre patologie. Sono attualmente in corso negli Stati Uniti trials clinici randomizzati in cui si sta sperimentando l’utilizzo delle staminali per la cura, tra l’altro, dell’infarto del miocardio, del diabete mellito e dell’ischemia degli arti inferiori. (per maggiori informazioni potete visitare il sito governativo statunitense: www.clinicaltrials.gov).
Secondo i dati provenienti dalla letteratura scientifica internazionale le possibili applicazioni terapeutiche delle staminali sono destinate ad aumentare in modo esponenziale nel corso dei prossimi anni: con l’ulteriore progresso della ricerca e della tecnologia, sarà probabilmente possibile curare con le cellule staminali numerose patologie considerate oggi inguaribili, quali la sclerosi multipla, l’ictus, le lesioni del midollo spinale, il morbo di Parkinson ed il morbo di Alzheiemer.
Minori rischi di rigetto
Un altro grande vantaggio delle staminali del cordone ombelicale è rappresentato dal fatto che, essendo meno mature dal punto di vista immunologico, sono meno soggette a fenomeni di rigetto e di reazioni immunitarie avverse in caso di trapianto non autologo, ad esempio in favore di un altro componente del nucleo familiare.